venerdì 3 agosto 2007

PD: cambiare le cose?

I mesi passano, ma a quando pare l'unica cosa su cui si discute è il leader del PD (con alcune eccezioni, p.es. qualche articolo sul sito de iMille)

Per non essere da meno, iniziamo con due righe anche noi al riguardo.
Cosa vuol dire candidarsi alle primarie? nella fattispecie, c'è qualcuno a parte Veltroni che lo fa seriamente per vincere, avendo le possibilità di farlo, e non solo per esprimere la propria opinione? Letta, magari, anche se il suo "programma" è un po' laconico e non tanto di sinistra; Rosy Bindi, forse.

E i comuni mortali che fanno? A parte il leader, si vota anche per la costituente, no? (le modalità, riassunte brevemente, le trovate qui). Questo mi pare assai più importante per le correnti di minoranza rispetto all'elezione del leader: sembra possibile anche per loro riuscire a far passare alcune persone, almeno nei collegi con molti seggi, e quindi poter avere qualcuno che esprima la loro opinione nella costituente ... magari vox clamans in deserto, ma il tentativo si fa.

Ora veniamo alla discussione vera: il cambiamento. Tutti vogliono dal PD un cambiamento, o quantomeno così dicono, ma che cambiamento si vuole?

I problemi della sinistra, e della politica in generale, sono tanti:
Troppa poca interazione fra rappresentanti e rappresentati. c'è chi crede che sia un problema della democrazia indiretta, che bisognerebbe aumentare le interazioni dirette fra i due (p.es. permettendo alla circoscrizione di sfiduciare il proprio eletto). Io tutto sommato sono convinto che la politica NLO (="next-to-leading order", gergo da pallettari), in cui gli elettori interagiscono soprattutto con il partito e questo interagisce con gli eletti, possa funzionare anche meglio di quella diretta perché dipende meno dalla personalità dello specifico candidato ... ma occorre che il partito sia veramente in contatto con i suoi elettori, cosa che ora non accade.
Autoreferenzialità: i politici parlano e si occupano quasi solo di loro stessi; a tratti, quando leggo sul giornale delle "imboscate", "tranelli" e maneggi vari che si tentano per far passare o fermare una legge, mi viene da pensare che i parlamentari dovrebbero giocare a risiko solo nel weekend e a casa loro, e quando sono in parlamento dovrebbero lavorare.
La questione morale: a quanto pare anche il centro-sinistra ha fra le sue file personaggi di non specchiata onestà (e del resto, a leggere Travaglio si impara come ai tempi della prima repubblica i partiti di sinistra intascassero la loro quota delle tangenti); e sarebbe ora che passasse, almeno dentro la sinistra, la mentalità che il parlamentare deve essere persona d'onore (e non nel senso di mafioso), auto-sospendersi se è sospettato di illegalità e dimettersi proprio se viene trovato colpevole (oddio, in realtà semplicemente non avrebbe dovuto candidarsi all'inizio!). E se non ci pensa l'onorevole, il partito si occupi di sostituirlo.
Corporativismo: i parlamentari difendono spesso gli interessi degli altri parlamentari, anche di schieramenti opposti, contro il buon senso, la legge, l'interesse dei cittadini e la volontà dei loro elettori
Mancanza di rinnovamento: la politica sarà anche per tradizione una cosa da vecchi saggi, ma qui c'è proprio sempre la stessa gente. Una ragione di questo sembra essere che è difficile per gli outsider entrare in politica seriamente (se non si hanno tre tv, una squadra di calcio, montagne di quattrini, un passato nella P2 e solidi legami con la mafia), anche solo dentro un partito esistente.
Mancanza di coraggio: non si riesce mai a fare nulla che sia un pochino delicato (diritti dei conviventi, conflitto d'interessi), o ci si riesce solo tramite lunghissime trattative e compromessi (pensioni, dpef, "tesoretto"). Ma qui la causa è sempre la stessa: una maggioranza a rischio, bipolarismo inteso sempre e solo come opposizione distruttiva, mancanza di pragmatismo dell'estrema sinistra e dell'estremo centro ... ho già scritto troppo al riguardo su questo blog.

Gira e rigira, cosa vorremmo (o quandomeno, cosa vorrei) è: un partito più aperto, che interagisca di più con il suo elettorato e sia disposto ad accettare idee e persone nuove se di buona volontà, che si rifiuti di sguazzare nel torbido della corruzione, e che cerchi di essere efficace.

Notiamo che tutte questi problemi e queste richieste sono principalmente "di modo" e non "di contenuto" (a pare la "questione morale", forse). Ma del resto era Kant che sosteneva che la morale doveva occuparsi solo dei modi? (così diceva la prof. di filosofia, però ogni tanto le sue idee non erano troppo in linea con gli scritti dei filosofi stessi)

Come speriamo di cambiare questo?

Io al momento vedo due possibilità: il "colpo di stato" in cui qualcuno arriva da fuori, vince le primarie del PD o fonda un nuovo partito, conquista il potere, e cambia le cose; oppure, un cambiamento graduale, ad opera di tante persone che magari non diventeranno "il leader" ma cercheranno di migliorare il PD fino a renderlo un buon partito.

Ora, forse nessuna di queste due possibilità è plausibile, e siamo nei guai; però, occupiamoci solo della plausibilità relativa. Escludendo soprese, direi che la seconda via è assai più plausibile della prima: nessuno sulla scacchiera mi pare abbia i mezzi per cambiare le cose tutte d'un botto; non perché non possano esserci persone migliori di un Veltroni, per lo meno sotto moltissimi punti di vista, ma perché per togliere il 30% dell'elettorato italiano a chi ce l'ha da anni richiede di creare un sostegno molto forte (la gente è conformista, pigra e disinformata) e molto ampio (il bacino elettorale dell'Ulivo è enormemente variegato).

C'è poi una questione d'onore e persino d'umiltà: non si può pretendere di mandare avanti la barca solo dal posto del timoniere, "qui o si rivoluziona il PD o si muore", perché non è così che funzionano le cose nel mondo reale, la maggior parte dei lavori di gruppo si regge sull'operato dei molti, magari anche anonimi, e il successo dell'iniziativa dipende solo in parte dal leader.

Mi sembra quindi che sia più plausibile che ora si parta con la vecchia guardia, ma sostenuta già nelle prime linee da persone più nuove (ma che abbiano il pragmatismo di capire che si può fare qualcosa di utile anche come secondi ... anzi, forse si può fare di più, solo che se ne riceve meno merito) che si tengano anche molto in contatto con la base, in modo da provare le loro capacità e farsi conoscere, e magai prendere in un futuro non troppo remoto il ruolo di leader quando i vecchi si faranno da parte, senza bisogno sfidarli a duello, perché così vorrà naturalmente il nuovo partito più dinamico e attivo.

Troppe speranze? vedremo.

Comunque direi che il caso di rimboccarsi le maniche (una volta finite le vacanze e gli esercizi di Sagnotti), vedere un po' le liste de iMille per la costituente, e cercare di entrare in questo PD e provare a migliorarlo. Se poi fra qualche anno si vede che non si può iniziare nulla (non dico "concludere", basterebbe "iniziare"), beh, a quel punto vedremo quali altre alternative ci sono.

Un po' più di un anno fa si avvicinavano le elezioni politiche 2006, e parlando con il Pigozzo dissi "se si perde sarà il caso di cercare un PhD all'estero", ma lui rispose qualcosa tipo "no, se si perde bisogna rimanere a lottare". Abbiamo vinto (più o meno ... anzi, direi solo meno) però c'è comunque da agire.

2 commenti:

Lisa ha detto...

Per quanto i miei post riguardo al Pd e a iMille siano molto sul realstico-pessimista, in linea di principio concordo con la tua impostazione del discorso.

Il cambiamento radicale non è possibile (a meno di radere al suolo il sistema vigente e ricominciare da capo- cosa che è evidentemente impraticabile). Quello che si può fare in concreto, al di là delle dichiarazioni di intenti e delle lamentele, è lavorare 'nell'ombra', tentando di cambiare la sostanza delle cose gradualmente e pazientemente.

Tuttavia, il problema che io pongo e che sento stringente è il seguente: se i vertici restano comunque ancorati a vecchie pratiche e a vecchi schemi (con tutti i difetti che tu stesso evidenziato nel tuo post), per quanto si lavori dal basso e nell'ombra per migliorare le cose, il sistema non potrà essere realmente cambiato, ma tenderà a ripetersi uguale a se stesso, magai con volti diversi.

Ed è questo che mi impedisce di apprezzare e condividere l'appoggio dato da iMille a Veltroni (e se ricordi all'inizio avevo guardato l'iniziativa con molta attenzione, simpatia). Ho il timore (che spero infondato, ma solo il tempo potrà dirlo) che tutto si risolverà nell'ingresso di qualche giovane volenteroso negli apparati già esistenti. In concreto, avrei gradito che iMille attendessero almeno le candidature ufficiali prima di schierarsi apertamente con qualcuno, prima di cercare contatti e legami ufficiali: la loro mossa così repentina mi è sembrata degna della peggiore tradizione politica nazionale, e non un buon inizio.

Detto questo, pur non essendo molto ottimista, spero sinceramente che il Pd sia qualcosa di più di una furbata da apparati consolidati, perché è una novità di cui abbiamo bisogno come Paese.

Scusa il post lunghetto...

gpetruc ha detto...

Ciao Lisa,

Ti dirò, neanch'io sono stato entusiasta quando è arrivata la mail da iMille che in tre righe diceva "Il portavoce de iMille vi comunica che abbiamo deciso di sostenere Veltroni" (anche perché la lettera vera, che quantomeno conteneva un po' di spiegazioni in più è arrivata solo dopo un giorno).
Altri gruppi hanno atteso di più, e fatto scelte diverse; per esempio gli innovatori europei hanno scelto, con un sondaggio, di sostenere Letta.
Io per ora sto seguendo un po' che succede in giro, perché comunque da solo non posso fare nulla.

Tu scrivi: "se i vertici restano comunque ancorati a vecchie pratiche e a vecchi schemi [...] il sistema non potrà essere realmente cambiato, ma tenderà a ripetersi uguale a se stesso, magari con volti diversi".
Può darsi, ma non è detto; in fondo, ogni tanto le cose cambiano, e qualche volta persino in meglio.

Quantomeno, ci si prova, visto che le linee alternative non abbondano...